lunedì 8 marzo 2010

Quest'anno niente mimose

Anche quest'anno è arrivato l'otto marzo e, come la maggior parte degli italici maschietti (maschi mi sembra troppo, oggettivamente) anche io voglio rendere omaggio al gentil sesso(1 - il concetto di rendere omaggio mi fa venir l'orticaria, 2 - gentil sesso, ovvero come obliare decenni di movimento femminista). Glissando sulle ovvie accuse di festa commerciale che ha perso lo spirito originario dell'evento, mi fa ridere il fatto che per festeggiare le donne si scelga un giorno in particolare quando tutto l'anno c'è ben poco da festeggiare. Si festeggia all'interno di un immaginario a dir poco triste, però si festeggia. Visto e considerato che non credo di essere una persona che possa agire al di fuori del "sistema" mi uniformerò alla maggioranza. Lo farò, però, cercando una strada personale o, almeno, con l'idea, impressione, illusione di percorrere questa strada personale (come sempre è alla fine; l'unica cosa certa, non vera, quando si agisce è la nostra percezione istantanea dell'azione). Vorrei proporre l'opera di una fotografa (forse ciò è riduttivo) austriaca, Birgit Jurgenssen (1949 - 2003).

La foto si intitola Jeder hat seine eigene Ansicht (ognuno ha il suo punto di vista, 1979). Tratta del nudo femminile e dello sguardo maschile all'interno di uno schema di negazione dell'immagine. La schiena nuda è dell'artista. Il titolo rimanda al concetto della pluralità dei punti di vista, concettuali e visivi (dello spettatore). In questo caso lo spettatore è maschile perché la scritta è declinata al maschile (in tedesco). Un'ambivalenza dunque tra ciò che si vede e ciò che si pensa di vedere, e ciò che ci si apsetta di vedere. Però la posa è statica. Il nudo femminile è occultato dall'immagine: la superficie del corpo, che coincide con quella dell'immagine, rimanda allo spettatore la frustazione dell'impossibilità di godere della visione del corpo della donna. Abbiamo la negazione del nudo in quanto immagine predominante del corpo femminile nella tradizione aritstica occidentale.

Note

Il commento è tratto da Giovanna Zapperi, "La soggettività contro l'immagine. Arte e femminismo". All'interno di "L'arte della sovversione" a cura di Marco Baravalle, Manifestolibri, 2009

domenica 31 gennaio 2010

Due anni! E l'anno prossimo all'asilo

Oggi questo blog compie due anni (meglio di un maiale). Di solito non sono incline alle autocelebrazioni, ma il verificarsi di questa ricorrenza mi ha fatto venire in mente un paio di cose. Forse questi pensieri riguardano più lo scrivere in sé, ma visto che lo scrivere nel mio caso si declina quasi esclusivamente nella produzione di post, credo vada bene anche così. L'atto di mettere nero su bianco un pensiero dona l'illusione di aver fissato un qualcosa altrimenti fuggevole e nebbioso, un qualcosa che altrimenti sarebbe andato perso e si è contenti perché si immagina di aver salvato dall'oblio un'idea preziosa, importante e si è grati a se stessi per questo eroico gesto. Stronzate (si scusi il francesismo). Quello che davvero mi viene in mente è quella specie di continuo che da Dostoevskij arriva fino a Magris, filo che ci illumina sulla vera natura dell'attività intellettuale, anzi, sul suo cuore: fisime. Nient'altro che fisime prettamente individuali ed allo stesso tempo universali. Se scegliamo di parlare di una cosa rispetto ad un'altra non è perché questa sia più vera di altre (è possibile poi fare una scala di cose più o meno vere???), o perché un concetto sia più profondo, fine od universale di un altro; semplicemente la nostra storia ha voluto che ci dedicassimo a tizio invece che a caio. Tutto qui. E come un mio amico mi insegna, un uomo non hai mai detto niente di originale, a prescindere dal tempo in cui ha detto questa cosa. Questo perché tutti andiamo a pescare in un sostrato comune che è formato solo in parte da ciò che hanno detto altri prima di noi, anzi in minima parte. Almeno da quando la storia dell'uomo ha preso una certa strada. Nonostante tutto, però, sono contento di aver scritto anche questo post. Cosa siamo se non fisime, simboli ed immagini? Ieri ho visto "A single man", grande riflessione esistenzialista immersa in una fioritura di simboli immaginifici.

Concludo con due citazioni ed una barzelletta.

"Il passato non esiste"

"La morte è il nostro futuro"

Barzelletta (premetto che vado a memoria perché non la ricordo benissimo):

Un asino ed un maiale si trovano a parlare, il maiale dice all'asino "Ma che brutta vita che fai, ti fanno portare pesi, ti picchiano, ti fanno mangiare poco, fai una vita di stenti e sofferenze. Guarda me che non faccio nulla dalla mattina alla sera, mangio a volontà e mi rotolo nel fango, non sei invidioso?". L'asino allora rispose "Ahh. Ma sbaglio o tu non sei quello dell'anno scorso?"

Saggezza somara

domenica 17 gennaio 2010

Quarta di copertina

L'idea per il post mi è venuta leggendo che ci sono persone (precisiamo non sono miei amici, diciamo amici di amici) che si fanno un'idea, un'opinione su un libro semplicemente leggendo la quarta di copertina. Ovvio che per avere un'idea vagamente precisa è necessario leggerlo un libro, peccato che di solito i libri si scelgano prima di averli letti (altrimenti al liceo non avrei mai comprato un libro di Vespa, mea culpa). Quello che mi è venuto in mente è quanto possano essere fuorvianti questi strumenti del diavolo (di marketing, quindi la stessa cosa) per via di ragioni quali l'idiozia, la superficialità od altro. Da precisare che non tutte le q. di c. sono fatte male (ricordo che quella dell'idiota riportava un pensiero di Nietzsche, quindi era una grande q. di c.), però ce ne sono alcune incredibili. Vorrei fare due esempi. Primo esempio: sulla q. di c. di pastorale americana c'è una citazione (The New Yorker) che recita "Pastorale americana è un romanzo di quattrocento pagine che finisce con un punto interrogativo. Questo è ciò che lo rende grande". Cosa? Sarebbe il punto interrogativo finale a rendere il libro di Roth un capolavoro? A parte che di punti interrogativi ce ne sarebbero diversi e su più livelli, ma come disse il già citato (su questo blog) ratzi "soprassediamo". Su questo colpo di genio non voglio nemmeno soffermarmi. Secondo esempio: questo è un caso un po' più interessante perché la q. di c. in esame (quella de "Il signore delle mosche") dice (si parlano anche le q. di c.) cose apparentemente condivisibili e sensate circa lo svolgersi del racconto; apparentemente. Cito testualmente "Sembra il prologo ideale per un romanzo d'avventura che celebri il pragmatismo e il senso della democrazia britannici". Ora le cose sono due: se per prologo si intende tutto ciò che è raccontato prima dell'elezione di ralph, ok posso esser d'accordo; peccato che in quel frangente non succeda niente, se non la presa di coscienza della situazione da parte di piggy e ralph con un piccolo antipasto di cattiverie gratuite (e già qui...). Se invece per prologo vogliamo includere anche l'elezione di ralph, allora vorrei sapere dove sta il senso della democrazia in un elezione per acclamazione e non con argomenti razionali, ma carismatici e quasi totemistici (lui aveva la conchiglia). Quando il capo sarà Jack è ovvio che la situazione andrà a farsi benedire, ma già nelle prime pagine si getta una luce, seppur fioca, su quei semi di oscurità e indicibile che saranno i protagonisti del racconto. Troppo semplice secondo me commentare che quando si ammazza si è irrazionali e quando si accendono fuochi si è pragmatici. Sottile e velato il mondo pulsionale era lì che si annidava in quelle pratiche solo apparentemente democratiche. Se un gruppo elegge un capo tramite votazione, non è detto che quella sia democrazia, bisogna conoscere gli argomenti e lo stato d'animo individuale nei momenti di aggregazione (dove sono canetti e kierkegaard??). Forse sarebbe meglio non leggerle le quarte di copertina. Ora penso"è vero che il nostro presidente (meno male che c'è) è stato eletto dalla maggior parte degli italiani e senza brogli, ma è stato eletto democraticamente??????..

Dalla faccia lui non sembrerebbe d'accordo


sabato 2 gennaio 2010

Ratzi uno di noi!

Questo è quello che direbbe un appartenente ad un qualsiasi gruppo maschilista. L'altro giorno il massimo esponente della nota organizzazione Chiesa cattolica apostolica romana, anche conosciuta come "Vaticano" si è espresso circa la finalità ultima della donna in questa esistenza, servendosi del pensiero di un teologo medioevale, come l'ansa ha riportato. Quello che potrebbe sembrare come un riconoscimento di una realtà che dovrebbe essere ovvia (cioè che uomini e donne sono esseri ed in quanto esseri dovrebbero vivere le proprie vite, ognuno accostandole il senso o la finalità che desidera) altro non è che un'implicita e aggiungo fine ripetizione di quello che sembra essere un dogma velato (ma nemmeno tanto) di questa organizzazione: l'inferiorità della donna, o comunque la sua subordinazione all'esistenza maschile. Analizziamo la frase: "Dio ha voluto che la donna fosse una 'compagna' dell'uomo, 'non una sua schiava ne' una sua 'dominatrice". Non si può non esser d'accordo sul fatto che la donna in quanto tale non debba essere schiava o dominatrice (stranamente sento echi desadiani); possiamo anche esser d'accordo sul fatto di essere compagni. Semre meglio che colleghi. Ora cari compagni (ops mi è scappato),prescidendo dalla funzione di compagna schiava o dominatrice, la donna sarebbe comunque creata in funzione dell'uomo; la sua esistenza è subordinata a quella dell'uomo. Ma non per via della costola. Dio è talmente potente (Griffin insegnano) che avrebbe potuto crearla anche dal nulla. Ma per via del ruolo per la quale è stata creata, per essere la compagna dell'uomo. Non è venuta al mondo per essere tout court, ma per essere qualcosa per qualcuno ed in questo caso l'uomo. Dopo faccia quello che vuole, ma rimane un vizio di partenza. Lei resta un essere in funzione di un altro essere e questo è quanto, sempre secondo "Ratzi".
Io capisco (almeno da questo punto di vista) che degli uomini applaudano(magari nella loro stupidità possono vedere ciò come un vantaggio), ma una donna???

P.S. Un esempio della potenza sopracitata di Dio qui.

martedì 24 novembre 2009

Debito pubblico

Occasionalmente ho il piacere di andare a ricevimento da un certo prof, di cui non farò il nome. Parlando di temi quali il reddito di esistenza, debito pubblico e sostenibilità dello stesso, il prof. mi ha fatto notare che è vero che il debito pubblico ha una mole considerevole, ma è anche vero che circa l'ottanta per cento dei bond è detenuto da investitori italiani (vado a memoria e vi invito ad eseere smentito). Inoltre ha aggiunto che la maggior parte degli stessi ( e questo l'ho controllato di persona, basta andare sul sito della Banca d'Italia) è locata nelle regioni del centro nord. Quindi mentre le tasse sono pagate progressivamente da tutti gli italiani, i bond sono detenuti solo da una parte di essi, con evidenti effetti distorsivi, a mio avviso. Perché queste cose nei corsi di economia non vengono dette?? Mah, probabilmente sono sio che sono in errore...

giovedì 19 novembre 2009

Gustave Moreau, I Proci



La poesia è, al solito, un tessuto di reminiscenze (Mario Praz).

Non solo la poesia...

lunedì 16 novembre 2009

Dio d'acqua

Dio d'acqua, incontri con Ogotemmeli, Marcel Griaule, 1948.
Data la mia incommensurabile ignoranza nel campo dell'antropologia (come in tutti i campi del sapere, del resto) questo libro mi ha praticamente sconvolto. La mia lettura di questo lavoro risale a un po' di tempo fa, quindi non sarò molto preciso nella descrizione dello stesso o nella trattazione di alcuni aspetti, come sempre. Il libro tratta degli incontri tra Marcel Griaule e il saggio Ogotemmeli del popolo dogon in una regione tra la Nigeria, la Costa d'avorio e il Sudan; incontri che si sono svolti in trentatrè giorni e nei quali il saggio rivela la complessa cosmogonia del suo popolo e, come questa influenzi la vita di tutti i giorni. Più che di influenza, si tratta di vera e propria regolazione; non c'è aspetto della vita dogon che non abbia delle corrispondenze o dei riferimenti nel mito di questo popolo. Il tutto con una logica a dir poco ferrea, con una sequenzialità inesorabile. L'aspetto che forse più mi ha colpito di questo libro è stato quello riguardante l'architettura e l'oggettisitca di questo popolo, anch'esse specchio cosmogonico. Per fare un esempio: nel cercare di spiegare la forma del sistema mondo Ogotemmeli si serve di un piccolo paniere tarlato, una soluzione tanto semplice quanto geniale (se si conosce la descrizione del sistema mondo che qui ometto). Il dipanarsi del racconto è altamente correlato e non sono in grado di trattare argomenti in ordine sparso, né tantomeno parlare di singoli aspetti di questa cosmogonia (altrettanto affascinante rispetto ad altre cosmogonie, con il vantaggio di essere ancora viva, al contrario ad esempio del mito greco). Spero solo che queste parole possano aver suscitato curiosità e magari voglia di leggere questo prezioso libro.

P.S. Mi è venuta voglia di scrivere qualcosa a riguardo ripensando a un pensiero (ripetizione) che mi era venuto in mente una sera al duomo mentre andavo al cinema. Passeggiando mi passa davanti una bella ragazza che aveva un vestito che lasciava intravedere molto (ovviamente nessun giudizio di valore). Allora mi è venuta in mente una frase di Ogotemmeli in cui diceva che il suo popolo preferiva ragazze normali ma coperte (per via del mistero) a ragazze bellissime ma scoperte....

domenica 8 novembre 2009

Parnassus e capitalismo cognitivo

Ho scritto e detto che Parnassus mi era piaciuto ma non mi aveva convinto completamente per varie ragioni. Probabilmente per mia inadeguatezza. In questi giorni, invece, la lettura di un libro che col cinema ha poco a che fare mi ha fatto ripensare a questo film e, ripensandoci, mi ha suggerito diversi piani di lettura. Partiamo con ordine. Il libro in questione è bioeconomia e capitalismo cognitivo (Fumagalli 2007, Carocci editore), dove per bioeconomia si intende un sistema economico che coinvolge l'individuo durate tutto il suo arco di vita (e non solo quello lavorativo) in ogni suo aspetto (dall'istruzione, alla sanità ecc..) e per capitalismo cognitivo si intende un nuovo paradigma di accumulazione non più basato su fattori taylorstici ma sulla conoscenza. Giusto per evitare confusioni con tematiche ambientali (importanti certo). La parte del libro che mi ha fatto ripensare al film è quella sulla realizzazione nel capitalismo cognitivo (cap. 4.2) e sulla trasformazione del ruolo del marketing. Mentre un tempo il marketing riguarduava il prodotto, oggi riguarda la valorizzazione del consumatore. Non si tratta più di proiezione di bisogni, ma di proiezione dei propri sogni (così nel testo), visto e considerato che nel capitalsimo cognitivo è centrale la produzione immateriale di simboli, l'acquisto di immaginari. Non posso non collegare questo passaggio (se pur decontestualizzato) alla scena in cui appare per la prima volta il baraccone di Parnassus nella sua nuova versione (dopo l'abile strategia di marketing di Tony Shepard). Ci troviamo in un santuario del consumo, dove la gente va lì per spendere, ma non perché abbia effettivamente bisogno di quegli oggetti, ma perché essi rappresentano un modo di comunicazione efficace del proprio status e sono un mezzo per raggiungere quello stato ideale consono ai propri sogni. Ecco, il servizio reso da tony e compagnia è esattemente questo. La possibilità di creare (se pur per poco) l'immaginario di una singola persona, massima sua aspirazione e meta finale per la quale ci si affanna, si compra, si spende, si spande; meta che fa apparire il resto privo di importanza, tanto che all'uscita le donne sono disposte a rinunciare a tutto. Realizzazione finale del proprio vagare, sublimazione totale delle proprie spinte interne. Si badi che questo discoso non vale solo per attempate signore che non sanno come spendere i propri averi, come si potrebbe evincere dalla visione del film, ma vale per tutti. Vale per me che compro un certo libro, vale per me che scrivo su questo blog e scrivendo su questo blog non sto facendo altro che produure un simbolo e contemporaneamente acquistarlo facendolo mio. Non è un semplice discorso di vanesia, è qualcosa che va oltre. Io non compro un libro per far vedere ad altri che l'ho comprato e lo sto leggendo; questo oltre a essere un atteggiamento narcisista sarebbe soprattutto stupido. Comprando quel libro (indipendentemente dall'altrui conoscenza del fatto) valorizzo (in modo consapevole oppure no) la mia persona ma non perché quella lettura effetivamente darà quel risultato, ma perché il sostrato sociale in cui sono inserito mi ha trasmesso la convinzione che vale la pena acquistare quel libro; un mio amico, il blog di un'amica hanno impresso dei SIMBOLI nel mio immaginario e in funzione della creazione dello stesso agisco di conseguenza. Pensando a ciò non posso non ricredermi su quanto detto altrove circa il film e non inserire questo film nel mio gotha personale.
Per concludere una citazione dal libro sopracitato (pag 115) :


"I pubblicitari sono demoni creativi che comprano le anime"

lunedì 26 ottobre 2009

Convenzioni

Fazio ha annunciato che non si vaccinerà, molti medici lo stesso. Adesso nemmeno le figlie di Obama. Siamo arrivati ad un livello parossistico di ridicolaggine con questa storia dell'influenza (che fa meno morti di quella stagionale) e del vaccino... Abbiamo capito che creata la convenzione bisogna farne profitti (a rischio di prossime convenzioni), però potrebbero studiarle un po' meglio.... ad esempio come quella ambientale...

venerdì 16 ottobre 2009

primo ed ultimo post personale

chi se ne va che male fa...

venerdì 4 settembre 2009

Teoria dello sviluppo economico

Teoria dello sviluppo economico è un libro di Joseph Alois Schumpeter, economista austriaco, banchiere ed anche ministro (se pur per poco). Il libro cerca di spiegare il fenomeno dello sviluppo economico (appunto) riconducelo a cause esogene (in parte) all'ambiente economico. Il punto di partenza è il flusso circolare marginalista, dove vale Say (e questo è un punto importante), non esiste profitto ecc, flusso interrotto solo da eventi esogeni. Oltre a tutti gli eventi immaginabili (guerre, glaciazioni ...) l'attenzione è focalizzata sulla figura dell'imprenditore, capace di bloccare il flusso e reincanalarlo. Si dirà: ma il lavoro dell'imprendtore non è certo esogeno..Ovvio... Da precisare però alcune cose. Primo: è impossibile creare qualcosa. Secondo: variano solo le possibili combinazioni dei fattori originari della produzione, terra e lavoro. Imprenditore è solo chi è in grado di introdurre una nuova combinazione prima sconosciuta, modificando i dati esistenti; in poche parole imprenditore è solo colui che innova, non chi possiede il capitale (egli è il capitalista, da non confondere quindi). Solo attraverso l'innovazione è possibile la creazione di profiitto, il quale verrà assorbito solo quando il carattere dell'innovazione cesserà di esser tale. Sorge un problema (ed è questa a mio parere la parte più interessante). Può succedere che l'imprenditore sia anche capitalista, ma se ciò non è, da dove prende il necessario l'imprenditore? Qui entra in gioco la figura dei banchieri che mettono a disposizione il capitale necessario e, dalla contrattazione tra imprenditore marginale e banchiere marginale sorgerebbe inoltre il fenomeno dell'interesse, fenomeno che poi si estende a tutto il sistema tramite meccanismi che ora non voglio approfondire. Al contrario della teoria marginalista, quindi, che vorrebbe l'interesse come fenomeno reale (cioè sorgente dal mercato degli investimenti reali), Schumpeter connota l'interesse come fenomeno monetario. La cosa più interessante, però, è che nel flusso circolare vale Say, quindi non esistono riserve di redditi non spese pronte per essere prestate dai banchieri; quindi diventa cruciale il ruolo della moneta di nuova e apposita creazione. In altre parole, condizione necessaria dello sviluppo economico (almeno in questo contesto) è la possibilità di creazione di nuova moneta da parte delle banche. (Schumpeter parla di freno necessario). Spero si possa cogliere l'importanza di queste considerazioni, anzi, dei concetti cui rimandano (o cercano di rimandare) queste considerazioni.

mercoledì 10 giugno 2009

Alice, Per Elisa

e poi, non è nemmeno bella....

domenica 31 maggio 2009

sabato 30 maggio 2009

Vescovi dediti al giardinaggio


Molto populista, lo so lo so...