venerdì 19 agosto 2011

I Soprano


Fini in merito ai Soprano "Gli italoamericani sono una forza positiva e nessuna serie può cancellarlo".
A sentir le parole di questo statista sembrerebbe che "I Sorano" non siano altro che una serie che cerca di trarre profitto da stereotipi consumati in maniera gretta e volgare; e se lo dice l'oppositore di Berlusconi "non per interesse ma per principio" (e non credete alle malelingue che dicono il contrario), noi non possiamo che essere d'accordo.
Totalmente d'accordo, anche se c'è chi dice che questa serie è qualcosa in più, anzi, qualcosa di completamente diverso. Una serie che solo apparentemente parla di malavitosi italo-americani, ma che in realtà parla dell'intera società americana. Attraverso il racconto di questa cosca mafiosa del New Jersey e catapultandoci nel fantastico mondo di Tony Soprano, si affrontano svariati temi tra i quali il più interessante è senza dubbio quello del "sogno americano", per così dire. Già dalla prima puntata si capisce quale sia uno dei malesseri del protagonista, malessere di un'intera generazione: una generazione più ricca e agiata della precedente ma che al contrario di quest'ultima non ha più prospettive di crescita o miglioramento, non ha più prospettive, se non quella del vuoto, che inizia ad affacciarsi come il più inquietante degli ospiti, per dirla alla Nietzsche sul nichilismo. Il riferimento a Nietzsche non è casuale, in quanto le sue opere sono citate più volte nel susseguirsi degli episodi. Nemmeno la metafora mafiosa è casuale (almeno secondo me), infatti per descrivere questo fenomeno di mancanza di obiettivi, di fine un'epoca si utilizza proprio un genere tra i più epici straordinari del cinema, cinema che a sua volta è stato lo specchio (se non qualcosa in più) di questa società in crescita (non solo economica) che diventava sempre più forte e potente che è addirittura riuscita a sconfiggere il nemico sovietico; per questa generazione i problemi iniziano anche da qui, dalla mancanza di un metro di paragone, di un opposto contro cui rivaleggiare direttamente senza il quale subentrano spaesamento e un tipo diverso di paura fino al bisogno di arrivare a crearsi ( a prescindere dal loro essere veri o presunti) nuovi nemici (non credo sia casuale l'ossessione di Tony per i terroristi).
Come non parlare poi della magnifica descrizione tridimensionale del protagonista, descrizione che ci fa tifare per lui in ogni situazione, nonostante sia un mafioso fino all'osso.
Per concludere potremmo notare che il cerchio si chiude perfettamente: si usa la metafora italo-americana per descrivere questo venir meno di orizzonti, metafora che con la sua epica aveva reso grande il cinema, cinema che non era solo specchio della società ma vero e proprio cavallo di battaglia in quanto creatore si simbolo e di mito per il resto del mondo, fino all'ultima puntata volutamente ambigua che non fornisce risposte sul futuro del protagonista e lascia tutto in sospeso.


3 commenti:

MrJamesFord ha detto...

Una serie epica, che ha regalato episodi indimenticabili e una galleria di personaggi incredibili, a partire da Tony.
Bentornato, Ivan. Non potevi scegliere un soggetto migliore.

AmosGitai ha detto...

Una serie meravigliosa, peccato sia finita... così...

Ivan Fedorovic ha detto...

Invece a me è piaciuto il finale...in ogni caso la fine in se stessa è stata dura da digerire... :)