sabato 18 maggio 2013

Then comes life

In questi giorni si sente spesso parlare di abolizione delle slot machines per via delle conseguenze che esse comportano e delle vite che rovinano, come se la loro cancellazione facesse scomparire magicamente i motivi per cui le persone si perdono giocando alle macchinette. Senza neanche dilungarmi sulle relazioni che sussistono tra vita e dipendenze in senso lato, vorrei far notare che l'atteggiamento descritto in apertura può essere al tempo stesso disonesto, miope o fascista, o tutti e tre insieme.
Disonesto, perché si cerca consenso mediatico con una soluzione facile che non risolve il problema; miope quando non si riesce a capire che la distruzione di una vita alle macchinette ha come sintomo le macchinette stesse, ma come cause tutt'altre questioni; fascista perché si vuole intervenire sulla faccenda con provvedimenti di natura legale valevoli quindi erga omnes, anche quindi verso chi non ha di questi problemi.
Queste mi sembrano considerazioni abbastanza scontate anche se poco condivise, se le manifestazioni di cui sopra riscuotono anche se un pur minimo successo; considerazioni che mi fanno convincere sempre di più su come ormai le serie tv siano uno tra i mezzi più potenti di descrizione ed introspezione della realtà.
Su una panchina Bubbles, un ex (ancor per poco) tossicodipendente ed il suo sponsor parlano della loro situazione attuale. Bubbles racconta di come ormai sia pulito da circa un po' di tempo, al che il suo sponsor gli risponde (e per me questo basterebbe a chiudere la questione definitamente):
" What the fuck do you wanna hear? That you're strong enough to do this by yourself? Gettin' clean's the easy part. And then comes life".

Ah, stavo parlando di The Wire


sabato 20 aprile 2013

Il grande e potente Oz

Semplicemente la storia di una battaglia (o una guerra) vinta grazie al cinema. Una testimonianza palese del ruolo non neutrale che il cinema svolge nella società e del suo stretto legame con le tematiche di guerra, appunto, ma soprattutto di comando e giustificazione, concetto essenziale ormai divenuto pre-condizione necessaria di ogni azione di una certa importanza e mediaticità. Il fatto che i toni del film siano fiabeschi e quindi irreali non deve farci credere che le dinamiche trattate siano appunto irreali o lontane da noi.

giovedì 15 novembre 2012

Impero

Voglio condividere questa breve citazione di William Morris che apre "Impero" di Negri e Hardt, citazione che riassume splendidamente parte dello spirito di questo libro, di cui consiglio la lettura (sebbene nemmeno io abbia gli strumenti per elaborare un giudizio critico su tutte la parti del libro):

"Gli uomini lottano e perdono la loro battaglia; ciò per cui avevano combattuto si realizza comunque, malgrado la loro sconfitta, ma poi si rivela altro da ciò che essi credevano, e allora altri uomini devono continuare a lottare per ciò che i primi chiamavano con un altro nome".

lunedì 27 agosto 2012

Toasted




Per chi conosce e apprezza la serie basterebbe questa semplice parola per spiegare quanto profonda e geniale possa essere quest'opera.
Matthew Weiner che pure è un conoscitore di Freud (tra l'altro è stato anche uno degli sceneggiatori nelle ultime stagioni dei Soprano), spazza subito il campo da possibili interpretazioni da vulgata freudiana del suo lavoro, quando il "pirla della situazione" (Pete in questo caso) se ne viene fuori con la brillante idea che le persone siano portate a fumare per via della freudiana pulsione di morte, con l'unico risultato di venire ridicolizzato dopo 1,4 secondi.
Qui serve una piccola contestualizzazione: è bene sapere che fino agli anni '40 ( o '50) le sigarette non erano ritenute nocive per la salute, ma anzi i dottori americani ne consigliavano il consumo ai loro pazienti, con tanto di spot pubblicitari con il marchio dell'associazione nazionale dei medici americani. Ad un certo punto però, si scopre che fumare non è poi così salutare, anzi, e quindi i fino ad allora professionalissimi dottori non possono più pubblicizzare marchi di sigarette.
L'ufficializzazione del fatto che le sigarette fanno male deve essere stato un duro colpo per le industrie del tabacco, che dovevano quindi correre ai ripari per evitare pesanti perdite (che poi si siano verificate o meno sinceramente non lo so). Che si fa allora? È proprio in questo contesto che si svolge la prima puntata di Mad Men, una compagnia pubblicitaria che deve trovare una compagna per la Lucky Strike in seguito alle vicende sopra descritte. Ed è qui che Pete se ne viene con la propria trovata: le sigarette fanno male?, be' ma esiste pur sempre la pulsione di morte ad invogliarne il consumo.
Dopo questo brillante intervento è la volta di Don Draper, responsabile della campagna che fra un tradimenti, Manhattan e sigarette (appunto) non aveva lavorato granchè: ma proprio in quel momento qualcosa scatta dentro di lui facendogli pronunciare una parola così pregna di significati da valere una stagione: it's toasted.
Per il buon caro e vecchio Don bisogna ribaltare il problema: le sigarette fanno male?, le altre di certo, le nostre sono toasted, sono lavorate secondo la vecchia tradizione americana, sono sottoposte ad un processo riconoscibile e riconducibile  da parte dell'immaginario collettivo.
La sola parola fa venire alla mente la tostatura, il modo in cui viene effettuata, da chi viene effettuata, a quale mondo queste persone appartengono: non è solo una parola con un significato, è un profumo che richiama un'ímmagine che (come tutte le vere immagini) non esaurisce il suo significato in una descrizione o in una spiegazione.
Raramente in una serie TV (o in un film) con una sola parola si riesce ad ottonere tale profondtià di riflessione, proprio perché le possibilità di queste riflessioni sembrano non avere limite.

sabato 21 luglio 2012

La Fin Absolue du Monde




Quello che è successo a Denver sarebbe da non commentare troppo, ma non si metta in relazione ciò al film, non siamo in un film di Carpenter....

mercoledì 11 luglio 2012

Scrivere

Era un po' di tempo che non scrivevo qualcosa qui, anche perché quel poco che ho scritto l'ho fatto su carta;
come mai questo salto temporale all'indietro dalla blogosfera alla carta? Il motivo principale sta nell'assoluta riservatezza (e quindi nella maggiore libertà) che un pezzo di carta ti offre da un lato, e dall'altro nella maggior immediatezza insita nello scrivere a mano.
Bisogna riconoscere però che questo secondo aspetto vale oggi nel 2012, ma molto probabilmente non varrà un domani quando scrivere con la tastiera (o con altri dispositivi) acquisterà quel carattere di naturalezza e leggerezza che possiede la penna. Certo, anche oggi (o 10 anni fa) ci sono persone che scrivono naturalmente con la tastiera e forse anche più velocemente che con la penna: la questione secondo me non sta tanto nella comodità, che dipende dall'uso, ma dai vari strumenti richiesti dalla vita per determinati campi (ancora oggi molti ritengono pericoloso far studiare i bambini solo al computer).
La maggiore immediatezza sta anche nel fatto che la penna funge da prolungamento del nostro corpo e con essa possiamo, scrivere, disegnare, scarabocchiare, lasciare libero sfogo ai flussi di pensiero, il tutto quasi sovrappensiero; con il computer la cosa è leggermente diversa: possiamo scrivere con naturalezza ed immediatezza, ma appena decidiamo di cambiare funzione (dallo scrivere al far di conto, ad esempio), abbiamo bisogno di un altro programma o di un altro comando all'interno del programma, svolgiamo quindi un'azione cosciente per la cui realizzazione necessitiamo di un intermediario il quale esaurisce la sua funzione nel passaggio (in questo caso il procedimento di passaggio da un programma all'altro, ad esempio) da un campo di attività ad un altro.
Ci rendiamo conto che la nostra attività è mediata e non è immediata e questo in qualche modo rende diverso l'uso della penna dal pc.
Probabilmente con la diffusione ulteriore (io spero) dell'uso del pc da un lato e dall'altro con la sempre minore mediazione della macchina nell'espletamento di funzioni varie avremo cambiamenti anche in campi che a prima vista potrebbero sembrare neutrali, come il linguaggio o la comunicazione (be' la seconda è già stata modificata da un bel po'): e per linguaggio non intendo semplicemente la grammatica di una lingua o il modo di esprimersi, ma proprio la capacità di esprimere concetti e soprattutto pensarli in un determinato modo, perché una lingua è prima di tutto un modo di pensare, solo dopo di parlare.
Concludendo, ho parlato di sempre minore mediazione della macchina, in effetti non è che sia propriamente così, la macchina forse media sempre più pesantemente, ma allo stesso tempo (io credo) questa mediazione è percepita sempre meno e tende a scomparire (la percezione).


P.S. forse è per questi motivi che non riuscirò mai a scrivere un grande romanzo borghese (alla Mann), oltre al fatto ovviamente che non sono cresciuto in una famiglia borghese e che la borghesia come classe in ascesa (e declino) sia storia vecchia....

sabato 31 dicembre 2011

Foetus - Time Marches On



I guess my time is now....

mercoledì 14 dicembre 2011

Ipocrisia

Era ancora troppo giovane per sapere  che la memoria del cuore elimina i brutti ricordi e magnifica quelli belli, e che grazie a tale artificio riusciamo a tollerare il passato. (L'amore ai tempi del colera, Gabriel Garcìa Màrquez)


Nonostante questo romanzo mi abbia fatto cag.... (indovinate il resto), è proprio vero che in relazione a determinati situazioni eliminiamo le componenti sgradevoli, spesso legate a nostre mancanze, viltà, cattiverie o bassezze o più in generale a nostri comportamenti che ci fanno sentire persone peggiori, per fingere di credere di essere persone migliori, anzi a volte credendolo davvero, proprio come dei veri maestri del bispensiero.

sabato 10 dicembre 2011

Parenti?


Contro ogni becero e blasfemo accostamento tra Cristo e gli Zombie.


P.S. Ringrazio Conte Nebbia per avermi indirizzato verso il libro di David J. Skal "The Monster Show"

giovedì 3 novembre 2011

Contro l'assenza della sigla

Ultimamente ho guardato un film di Tarkovskij, uno di Cronenberg e, come al solito, sto seguendo molte serie tv; cosa c'entrano tra loro? Niente, o tutto.
Come mi piace pensare, dipende sempre dalla volontà di chi guarda il trovare dei nessi nelle visioni, letture o ascolti che si effettuano. Nessi che se oggettivamente non esistono (chi può dire però cosa sia oggettivo?), una volta nati nella mente di qualcuno e poi condivisi (purtroppo questo spesso dipende dall'autorità di quel qualcuno) possono materializzarsi nella realtà intorno a noi. D'altra parte però, se così fosse, si potrebbe dire che se qualcosa esiste in potenza, be' allora già esiste.
Passando ai nessi in questione, in questo film di Cronenberg si usa il contenuto di alcuni filmati per (diciamo così) permettere ad un certo segnale di penetrare nella mente delle persone: quello che predispone le persone, però, è solo il contenuto ( video di tortura o snuff nel caso in questione). Come dire, guardare qualcosa può influire sul nostro stato mentale o, comunque, sulla nostra interiorità. Ma facciamo un passo ulteriore: ho citato Tarkovskij perché una sua famosa citazione (di cui sono venuto a conoscenza tramite questo blog) recita così:"Il cinema è l'arte di scolpire il tempo".
Ora, prescindendo dal discorso sottostante questa citazione, a mio parere la cosa che ci rapporta col tempo, che ci mette in relazione con esso è la nostra coscienza.
Ma veniamo infine al terzo elemento, le serie tv. Sei il cinema si relaziona con il tempo e quindi con le nostre coscienze, le serie tv fanno lo stesso creando però a mio avviso legami ancora più forti, più profondi, anche se i contenuti delle stesse risultino talvolta più superficiali (a volte solo apparentemente). Forse questo è dovuto semplicemente al maggior tempo necessario per seguire una serie, o magari al diverso ritmo che caratterizza i programmi seriali, fatto sta che ogni nuova puntata è una piccola esperienza che ha la parvenza del rito. Ritualità che è facilitata dall'unico elemento comune a tutte le puntate di una serie, la sigla iniziale; è la sigla che apre ogni puntata, che apre un primo corridoio nella nostra coscienza attraverso il quale fluiscono i racconti e le immagini successivi. Per questo motivo penso sia motivo di debolezza l'assenza di una sigla meritevole, oppure una sigla sciatta o priva di accompagnamento musicale.
Per fare qualche esempio di sigla che riesce a catapultare la (mia) coscienza nella dimensione del racconto in questione:




Cioè, minchia...

venerdì 19 agosto 2011

I Soprano


Fini in merito ai Soprano "Gli italoamericani sono una forza positiva e nessuna serie può cancellarlo".
A sentir le parole di questo statista sembrerebbe che "I Sorano" non siano altro che una serie che cerca di trarre profitto da stereotipi consumati in maniera gretta e volgare; e se lo dice l'oppositore di Berlusconi "non per interesse ma per principio" (e non credete alle malelingue che dicono il contrario), noi non possiamo che essere d'accordo.
Totalmente d'accordo, anche se c'è chi dice che questa serie è qualcosa in più, anzi, qualcosa di completamente diverso. Una serie che solo apparentemente parla di malavitosi italo-americani, ma che in realtà parla dell'intera società americana. Attraverso il racconto di questa cosca mafiosa del New Jersey e catapultandoci nel fantastico mondo di Tony Soprano, si affrontano svariati temi tra i quali il più interessante è senza dubbio quello del "sogno americano", per così dire. Già dalla prima puntata si capisce quale sia uno dei malesseri del protagonista, malessere di un'intera generazione: una generazione più ricca e agiata della precedente ma che al contrario di quest'ultima non ha più prospettive di crescita o miglioramento, non ha più prospettive, se non quella del vuoto, che inizia ad affacciarsi come il più inquietante degli ospiti, per dirla alla Nietzsche sul nichilismo. Il riferimento a Nietzsche non è casuale, in quanto le sue opere sono citate più volte nel susseguirsi degli episodi. Nemmeno la metafora mafiosa è casuale (almeno secondo me), infatti per descrivere questo fenomeno di mancanza di obiettivi, di fine un'epoca si utilizza proprio un genere tra i più epici straordinari del cinema, cinema che a sua volta è stato lo specchio (se non qualcosa in più) di questa società in crescita (non solo economica) che diventava sempre più forte e potente che è addirittura riuscita a sconfiggere il nemico sovietico; per questa generazione i problemi iniziano anche da qui, dalla mancanza di un metro di paragone, di un opposto contro cui rivaleggiare direttamente senza il quale subentrano spaesamento e un tipo diverso di paura fino al bisogno di arrivare a crearsi ( a prescindere dal loro essere veri o presunti) nuovi nemici (non credo sia casuale l'ossessione di Tony per i terroristi).
Come non parlare poi della magnifica descrizione tridimensionale del protagonista, descrizione che ci fa tifare per lui in ogni situazione, nonostante sia un mafioso fino all'osso.
Per concludere potremmo notare che il cerchio si chiude perfettamente: si usa la metafora italo-americana per descrivere questo venir meno di orizzonti, metafora che con la sua epica aveva reso grande il cinema, cinema che non era solo specchio della società ma vero e proprio cavallo di battaglia in quanto creatore si simbolo e di mito per il resto del mondo, fino all'ultima puntata volutamente ambigua che non fornisce risposte sul futuro del protagonista e lascia tutto in sospeso.


mercoledì 29 giugno 2011

martedì 31 maggio 2011

Una risata vi seppellirà


Di solito non sono mai sul pezzo, nel senso che raramente scrivo di attualità, però ultimamente nella città dove vivo è successa una cosa "curiosa". Cosa? Semplicemente ci sono appena state le elezioni comunali dove tutti sanno come sono andate le cose. La cosa curiosa riguarda quello che è successo tra il primo turno ed il ballottaggio, almeno secondo me.
La cosa che trovo curiosa è che tra il primo ed il secondo turno il candidato del centro-sinistra non ha perso voti; e perché avrebbe dovuto? Be' perché una tattica molto collaudata quando non si ha niente da dire è quella di creare (e badate ho detto creare, non individuare) un nemico e di attaccarlo con tutte le tue forze: nel caso specifico (politica italiana), quando esiste un avversario con cui confrontarsi e non si hanno argomenti, allora si fa vestire loro i panni di nemici immaginari e li si attacca con tutte le forze non in quanto avversari, ma per via di questo "travestimento" forzato (comunisti, 20 anni dopo... nel nostro caso).
Ecco a Milano è successa più o meno la stessa cosa, hanno cercato di costruire una figura fittizia candidato Pisapia per attaccarlo e fare leva sugli umori più bassi degli elettori.
Risultato? Questa volta mi sento di dire che la tattica ha miseramente fallito; ha fallito soprattutto perché qualcuno è stato molto intelligente facendo dell'ironia sulla cosa, scherzando, prendendo poco sul serio tutta la macchina del fango.
Questa forse è la prima volta che della "satira" aiuta un candidato di centro-sinistra in maniera effettiva. Non perché prima non ce ne sia stata, anche palesemente orientata, ma perché in passato spesso questa si concentrava sull'avversario e non sul "proprio" candidato (proprio è un termine scorretto, lo uso solo per far passare il concetto...la satira non appartiene ai candidati e viceversa), soprattutto non si concentrava sulle critiche e accuse rivolte ad essi.
Una cosa che forse è stata capita solo da una parte dello schieramento politico. Vi ricordate ad esempio il "cavaliere mascarato"? o tutta quella pseudo-satira che veniva fatta sulle reti mediaset "contro" il presidente Berlusconi in modo che lui potesse vantarsi di essere liberale e benevolo ma soprattutto in modo che si potessero liquidare con una risata bonaria tutti i suoi peccatucci (non i peccati, per quelli rischiavi di non lavorare più). Io ricordo solo che ero alle medie, guardavo la tv e Lui mi stava simpatico....
Ora è ovvio che la vittoria non sia dovuta solo a questo, anzi. Credo che il merito sia soprattutto personale. Quello su cui volevo porre l'accento è come questo meccanismo di ironia abbia influito, modificato e forse addirittura invertito un dinamica che comunque non avrebbe permesso alla Moratti di vincere, dinamica che però in passato ha funzionato fin troppo bene e, che purtroppo continuerà a funzionare.